giovedì, maggio 15, 2008
"Per uscire dal letargo? La seconda a sinistra"
Nella sublimità delle 10 (comunque poche) ore della domenica in Tortellonia molte cose nel mio sacco di carne si sono rimescolate, ricombinate e risvegliate. Tra sintomi come iperattività, riduzione delle dosi di caffè, ricomparsa dell'ironia e del sorriso (a tratti da ebete) si conta anche la riattivazione di alcune zone sopite di cuore, spirito e cervello: sintomi che presagiscono qualcosa di grosso...
Non proprio una rinascita, più che altro una primavera.
Tutto merito del "Tom-Tom" che mi ha guidato tra le Torri e il Nettuno dalle braghe di bronzo...
Riprendere la penna tra le mani o condurre le dita in un discorso meno frammentario ed estemporaneo di una chat è un'ardua impresa...in particolare dopo le purghe tecniche di quella Moloch che cade sotto il nome di PoliMi(nchia).
Per quanto si possa presumere che una facoltà come ingegneria sia arida, priva di fascino e dilettosa quanto Guantanamo non è detto che debba azzerare una mente: può trasformare lo studente in un ingegnere che "funziona bene" o in uno che aspira a mettere in pratica conoscenze tecniche per hobby, conscio del fatto che la sua vera professione è, e sarà sempre, quella di un umanista corsaro. Dunque, affinché il PoliMi(nchia) non riesca nella crudele impresa di piallarmi, da oggi si riprende con la scrittura: riesumo le vesti del folle, le lenti e i diaframmi, riprendo con le divisioni per zero e alla parola seno eviterò di estrarre la tavola delle funzioni trigonometriche. Certamente sono stato un po' influenzato, gli esami qualche cicatrice l'hanno lasciata, alcuni utili strumenti sono stati acquisiti ma nessuno impone che li debba sfruttare solo per costruire una turbina!
Fatte queste premesse evoco dal disco magnetico la migliore impresa dello scorso anno: frutto di energie primaverili, chimica e l'influenza un giovane e capace docente.
Non impazzisco per le redox ma gli spunti termo-sofici della materia sono stati irresistibili, vecchi e nuovi reagenti mentali qualcosa l'hanno prodotto.
(a chi non dovesse essere chiaro il chimichese chiedo perdono, dopo tutto sono ancora in convalescenza...)
Termosofia ed Entropia
Dei tanti luoghi in cui avvengono processi d'ogni sorta, certamente l'uomo rappresenta il laboratorio più singolare.
L'esistenza del sacco di carne nel quale alberghiamo è scandita da precise reazioni biochimiche: molte le ignoriamo, di altre abbiamo sentito parlare, altre le condizioniamo in prima persona. Ciò che con strumenti di laboratorio non è ancora stato definito con apodittico rigore scientifico lo si etichetta romanticamente come "alchimia", ed esemplare è l'alchimia d'amore.
L'uomo risulta così un enorme laboratorio dove reazioni su reazioni si concatenano o procedono parallelamente senza mai incrociarsi... tuttavia, cambiando prospettiva, l'uomo rappresenta un sistema aperto (termodinamicamente è una stufa ambulante), un affascinante sistema origine e prodotto di mille riflessioni...
"Termosoficamente" la nostra esistenza è un processo con ∆S>0, tendiamo al disordine e induciamo disordine in tutto quello che ci circonda: viviamo a discapito dell'ordine.
Poiché l'esistenza coincide con il disordine è ammissibile considerare la non esistenza come suprema condizione di ordine e, dato il naturale corso degli eventi, la Keq della nostra esistenza è positiva con prodotto finale di reazione equivalente all'ordine finale.
[N.d.R. Naturalmente stiamo contravvenendo ad ogni sacrosanta legge della termodinamica accademica, ma dopotutto stiamo facendo termosofia...]
Chimica e termodinamica ci suggeriscono che il disordine è sicuramente più probabile dell'ordine, dunque l'essere è più probabile del non essere verso il quale, ciononostante, inesorabilmente ci dirigiamo.
Cosa determina quindi la tendenza al "non essere-ordine" propria del sistema-uomo?
Molti fattori.
Innanzi tutto il lavoro d'ufficio ed il lavoro fisico derivante dalla pressione esterna esercitata da molteplici forze (impellenze, esami, appuntamenti improrogabili, scadenze, ecc.) su un volume umano piuttosto ristretto. Oppure la temperatura che, aumentando linearmente con la pressione, determina un'ulteriore accelerazione del processo verso il prodotto finale.
Fortunatamente i succitati fattori (e molti altri ad eccezione di fenomeni aleatori) sono condizionabili dall'agire del sistema-uomo razionale, senziente e con il potere di calibrare la propria esistenza regolando arbitrariamente tante variabili.
Vivendo a discapito dell'ordine, induciamo disordine a cose e persone che ci circondano interagendo con loro attraverso modi e veicoli più vari, dalla riflessione alla parola fino al contatto fisico: modalità per la trasmissione di idee, reagenti e dunque innesco di reazioni "alchemiche" e/o biochimiche.
Resta però un interrogativo.
Se il disordine è più probabile dell'ordine (e la vita è disordine) perché prima o poi si finisce irrimediabilmente "ordinati"?
Un'ipotetica risposta è considerare il vivere una reazione spontenea ordinante (Boltzmann si starà rivoltando nella tomba...) durante la quale l'essenza, impalpabile come l'energia, tende a raffinarsi sino al raggiungimento dello stato di perfezione termodinamica e termosofica.
L'uomo evolve verso l'ordine ultimo, l'ambiente è perturbato dall'uomo ma il paradosso è che l'ambiente stesso risulta essere composto da uomini.
È perciò opinabile che l'esistenza sia un continuo ciclo di ordinamento e ricaduta nel caos, un'altalena termosofica dove prodotti e reagenti si confondono tra loro come all'equilibrio, condizione ideale che tuttavia non alberga nel mondo sublunare.
La mania della tassonomia...
Dentro al cranio,
Fuori di cranio
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