Mi manca sempre. Ogni giorno spero di potergli raccontare qualcosa e ogni giorno finisce che scrivo qualche riga ma non gli affido nulla. Tra ardite spedizioni speleo-psicologiche, soliloqui amorosi e riflessioni sulla malvagità del sistema universitario finisce sempre che qualcosa venga appuntato su un foglio volante. Ebbene, frammentarieta' nella scrittura e perfezionismo ossessivo-compulsivo del blogger hanno portato alla stesura di più esperimenti scrittorei presi e nascosti in remote cartelle del caro strumento informatico. Cellule dormienti della rivoluzione letteraria?
Come reperti di un antico disastro pongo nelle teche alla vostra destra figure d'ispirazione che accompagnano la memoria delle righe che sopravvissero al rovinoso impatto tra prolissità e la selvaggia sintesi che connota il tratto di storia che attraversiamo (o che forse ci attraversa).
Scrivere come correre, distruggere a colpi di virgole centinaia di chimere, come un profumo colpire i sensi del lettore. Non un'esistenza sprecata, qualcosa al di la' di una deiezione proteica su questa palla di terra e acqua.
Ciononostante Facebook, forse, ci divorerà tutti.
Labbra, bulloni e meandri della scatola nera
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Esiste la donna oggetto, la donna compagna, la donna puttana, la donna emancipata, la donna meramente femmina, la donna per amico, la musa.
Nel passato e nel palinsesto televisivo, la donna e' sempre stata considerata un essere inferiore alla sua controparte di batacchio munita nell'assurda convinzione che essa fosse figlia deforme di una figura dotata di perfezione ineguagliabile. Le donne sono intelligenti, tacciono, ascoltano, calcolano e questo non e' il solito cliché. Sono capolavori tali da meritare che la natura assegnasse loro la custodia del crogiolo per la misteriosa e onerosa opera del concepimento.
Ecco, io sono rimasto sconvolto da queste e altre considerazioni.
Perché provare attrazione per una donna in particolare anche quando non si e' con lei, quando non si va alla deriva nella sua voce o si e' coccolati nel suo profumo? Forse e' quello che senti quando pensi di aver colto in lei oltre a ciò che potenzialmente può appagare il corpo anche quello che può appagare gli strati qualche centimetro al di sopra dell'ipotalamo.
Fino a quando si tratta di osservazioni fatte da qualcuno che "ha più esperienza in materia" prendi sempre tutto con le pinze, memorizzi e sbatti quanto sentito in un discorso sentendoti uomo di mondo, ma quando ne prendi coscienza hai l'impressione di essere stato preso a sberle. Ebbene tra gambe elegantemente accavallate, nasini alla francese, geometrie esaltanti l'animo mio ha fatto questo viaggio e muto, con l'aiuto di quel che correva davanti agli occhi e una manciata di ceffoni alle brave sinapsi, ha cercato di comunicare qualcosa alla mente che l'1% del discorso l'avrà inteso e il 99% rimanente l'avrà travisato. Un po' come in una lezione di analisi matematica dove guarda caso "analisi" e' al femminile.
Storia infinita almeno quanto i dubbi che l'hanno imbalsamata
ovvero
Blob di Rai Tre vi parla di me circa lei
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"Mi fa sorridere sul cuscino, mi fa prendere il treno al mattino anziche' saltarci sotto. C'e' tutto: il rincorrersi, mai prendersi, capire troppo tardi, mangiarsi le mani e mangiarsi con gli occhi."
"Lo maggior duol l'e' che quando Bacco m'ispira lei non e' qui a cogliere il frutto del mio allor timido sentire divenuto ardito fare in veste cotanto etilica. "(ringraziamo mezzo litro di Inferi e altrettanto di Brunello).
"Far roteare la penna sperando di infilzare nel vortice che gira sulla sfera al tungsteno le parole giuste da scriverle. Ma poi?"
"Incazzato come un riccio che si gratta le palle, esegeta del senno di poi, incrollabile nella curiosita' verso di lei."
"Spezzami il fiato, toglimi il sonno, illumina il mio spirito, riaccendi la mia mente: la dea prediletta del mio pantheon personale."
"Put#@na eva perche' non chiami mai?"
Tra i tentacoli del PoliPo
ovvero
Ingegneria. Dovessi tornare indietro farei esattamente la stessa scelta.
(consigliamo l'ascolto in sottofondo di "
Da molto tempo ormai ho i bioritmi alterati. Non so darmi una spiegazione univoca al fenomeno, ma sento strisciare dall'algebra lineare un'altrettanto lineare combinazione di risposte. All'alba di un nuovo semestre, con una sessione d'esame ancora aperta e dal sapore di piombo che ebbe lo sbarco in Normandia, mi accingo ad analizzare cause, sintomi e peculiarità di questo singolare momento che attraverso. Adesso riesco a voltarmi e scorgo qualcosa nello sdentato mosaico che si sta componendo.
Vedo che 3 anni fa, conseguita la maturità non ero poi cosi' maturo come il titolo assegnato voleva. Ero preciso, diligente, minuzioso e sensibile, ma mi sentivo ancora come il piccolo principe. Provare piacere nell'errare o nel guardare la realtà sotto una prospettiva personale. Ora invece comprendo che posso concedermi questo lusso di rado. Credevo di potere tutto, di poter sanare ogni mia lacuna con duro lavoro a tavolino perché la mia preparazione classica tutto poteva. E ho avuto esperienza che il fisico e la psiche entro certi limiti se ne infischiano della preparazione classica.
20 anni e voler sentirsene 16. E vorresti essere un uomo. Qualche buco nell'acqua e il caso ti ci fanno pensare. Un po' come docce fredde che lavano via la nebbia puerile.
22 anni e il terzo anno di università: studiare e sforzarsi di non ricercare il motivo per il quale valga la pena studiare le equazioni di Navier-Stokes o i casi di quel diabolico prisma ci Cauchy. Alla fine "chi sa" ti conferma che non servono a nulla, forniscono materiale per altri esami che servono ancora poco, vestigia di antichi insegnamenti, modelli di realtà che pochi hanno il privilegio di adoperare.
Nel complesso ora vedo il mondo universitario come un videogioco: lo devi finire e non serve a nulla. L'università e' fatta di folli prove e stupidi livelli, tanto caso, tanto impegno, devi fare più punti che puoi, meno tempo ci impieghi meglio e'.
Per ora questa e' l'unica partita da giocare e vedo che e' rimasta una sola vita.
"Buona notte e buona fortuna"


















